Per le imprese italiane la sostenibilità non è più solo un valore reputazionale, ma un fattore concreto di accesso al credito. Lo dimostra una ricerca del Politecnico di Milano condotta sulle prime cinquanta banche del Paese: chi rispetta criteri ambientali, sociali e di governance ha più possibilità di ottenere prestiti a condizioni vantaggiose.
Il dato più significativo riguarda il peso attribuito alle performance ambientali: l’83% degli istituti intervistati le considera prioritarie nella valutazione del rischio di credito. Al contrario, solo il 4% dà importanza ai parametri di governance e nessuno privilegia quelli sociali. Una quota rilevante – il 27% – non li prende affatto in esame. Questo squilibrio riflette la maggiore disponibilità di dati standardizzati sul fronte ambientale, mentre sugli aspetti sociali e di governance prevalgono metriche meno omogenee e difficili da confrontare.
Nonostante ciò, la tendenza è chiara. Il 73% delle banche afferma di integrare fattori Esg almeno per metà del portafoglio corporate non quotato, a dimostrazione di un’attenzione crescente verso questi parametri. Con l’entrata in vigore delle nuove direttive europee sulla rendicontazione di sostenibilità, la disponibilità di informazioni diventerà più ampia e affidabile, spingendo a un approccio più equilibrato ai tre pilastri Esg.
Per le imprese, adeguarsi significa affrontare costi iniziali spesso rilevanti, ma con ritorni nel medio-lungo periodo: accesso facilitato al credito, condizioni più competitive e maggiore resilienza a shock esterni. Per le banche, il vantaggio è duplice: riduzione del rischio nei portafogli e rafforzamento dell’immagine in un mercato sempre più sensibile ai temi green.
Decisivo sarà il monitoraggio post-erogazione, che permette di cogliere segnali di deterioramento del credito e prevenire insolvenze. In questo senso, il credito sostenibile può generare un circolo virtuoso: le aziende migliorano le proprie pratiche per ottenere prestiti migliori, le banche consolidano la solidità finanziaria e il sistema economico nel suo complesso ne beneficia.
Se oggi l’attenzione è rivolta soprattutto all’ambiente, domani a fare la differenza saranno anche i modelli di governance e l’impatto sociale. Perché solo un approccio equilibrato potrà trasformare la finanza sostenibile da opportunità per pochi a regola condivisa per tutti.
Negli ultimi mesi si è registrato un aumento significativo delle procedure di infrazione aperte dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia, salite a quota 66, di cui circa il 40 % è legato a settori strategici come ambiente ed energia.
L’accelerazione nei controlli comunitari riflette la crescente attenzione su temi legati alla transizione ecologica e alla sicurezza energetica. In particolare, l’Italia è sotto osservazione su aspetti come il rispetto delle direttive sulle emissioni, il corretto utilizzo dei fondi europei per la sostenibilità e l’effettiva messa a terra delle riforme previste dal Green Deal e dal PNIEC. Le procedure aperte rivelano criticità sia normative sia operative in settori sensibili per la competitività del paese.
Nel dettaglio, le procedure riguardano presunte violazioni in materia di qualità dell’aria, gestione dei rifiuti, autorizzazioni per impianti energetici e il mancato raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Spiccano rispetto a obblighi legati al metano, inquinamento industriale e pianificazione delle rinnovabili. Più parametri di conformità sono monitorati delle risorse stanziate e la velocità della spesa ambientale ed energetica.
Il governo italiano ha più volte dichiarato che, grazie alle riforme e agli interventi regolatori in corso — tra cui la semplificazione delle autorizzazioni per rinnovabili e il meccanismo "Energy Release 2.0" per le imprese energivore — si stiano colmando i gap segnalati dalla Commissione Europea.
Tuttavia, il dato quantitativo delle procedure attive suggerisce che l’Italia deve intensificare il dialogo con Bruxelles e mettere a regime strumenti più efficaci per monitorare la conformità normativa. Se non adeguatamente gestite, le infrazioni possono tradursi in sanzioni pecuniarie e rallentare l’accesso ai finanziamenti europei, minando l’efficacia del PNRR e gli obiettivi di crescita verde.
Secondo fonti europee, il disallineamento può dipendere da lentezze amministrative, ritardi nei piani regionali sulle rinnovabili e mancanze nei sistemi di reporting ambientale. Superare queste criticità richiede investimenti mirati e una governance più efficiente, soprattutto sul monitoraggio dei progetti e sulla trasparenza dei dati. Allo stato attuale, l’onda delle procedure UE appare come un campanello d’allarme: per restare competitivo e allineato agli standard europei, l’Italia dovrà rafforzare la capacità attuativa nelle materie ambientali ed energetiche.
Il 27 luglio 2025, a Turnberry (Scozia), la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente statunitense Donald Trump hanno firmato un accordo che introduce un dazio fisso del 15 % sulle importazioni europee negli USA, dimezzando la minaccia iniziale del 30 % (e perfino una possibile escalation fino al 50 %)
Evitare una guerra commerciale devastante
Trump aveva minacciato aumenti tariffari fino al 50 % su acciaio, alluminio, auto e altri beni europei. Senza accordo, l'UE avrebbe affrontato un shock enorme: dazi al 30 % o oltre dal 1° agosto. L’accordo ha disinnescato questa escalation imminente, portando stabilità e prevedibilità per imprese e mercati.
Il costo della “presa” vs. il rischio del conflitto
Secondo alcune analisi macroeconomiche, un dazio medio del 15 % ridurrebbe le esportazioni europee verso gli USA del 25‑30 %, causando perdite importanti ma meno disastrose rispetto a una guerra commerciale aperta. I dazi sarebbero pagati prevalentemente dai consumatori statunitensi. Per l’Italia si attende un contraccolpo di circa mezzo punto di PIL (10 miliardi di euro), con esportazioni verso gli USA a -30 % (‑22,6 miliardi di euro) e una compensazione di circa 10 miliardi di euro sui mercati terzi. In cambio, l’UE si impegna a investire 600 miliardi di dollari negli USA e ad acquistare 750 miliardi di energia statunitense nei prossimi tre anni, cercando di riequilibrare la bilancia commerciale e ridurre la dipendenza dal gas russo. Von der Leyen ha insistito sul fatto che il 15 % rappresenta un tetto massimo, con “zero dazio” per settori strategici come aeromobili, semiconduttori, farmaci generici e alcune materie prime critiche. Tuttavia, l’accordo è solo un'intesa quadro: restano ambiguità su molti dettagli e alcuni dazi (acciaio/alluminio) restano al 50 % o sotto quota.
Un compromesso precario: resa o realismo?
Molti osservatori hanno descritto l’intesa come una resa anticipata: l’Europa ha accettato una relazione commerciale asimmetrica, senza tariffe di ritorsione sui prodotti americani, e con obblighi sostanziali sulle forniture energetiche e gli investimenti. Nonostante ciò, von der Leyen ha enfatizzato il valore del compromesso per garantire ordinarietà nei rapporti transatlantici. In sostanza, l’UE ha preferito pagare un prezzo economico – il dazio al 15 % – piuttosto che affrontare un’incerta e potenzialmente devastante guerra commerciale con gli Stati Uniti. Il risultato è un equilibrio fragile: un accordo minimalista accettato per evitare il peggio e preservare la stabilità, ma che lascia aperti molti nodi su reciprocità, trasparenza e prospettive future.
Nel 2024, 150 società con azioni ordinarie quotate su Euronext Milan (Exm) hanno pubblicato la Dichiarazione Non Finanziaria (DNF), confermando una crescente integrazione dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nella strategia aziendale. Il dato, diffuso dalla Consob, rappresenta oltre il 70% delle società quotate italiane e il 97% della capitalizzazione complessiva del mercato.
È un segnale chiaro: la sostenibilità non è più una scelta facoltativa, ma un elemento strutturale della governance e della competitività. La DNF, prevista per legge per le grandi imprese, viene oggi adottata anche da molte altre società su base volontaria, anticipando i nuovi obblighi imposti dalla normativa europea in arrivo (CSRD).
Il 73% delle aziende coinvolge direttamente il consiglio di amministrazione nella supervisione delle tematiche ESG, con deleghe specifiche a comitati o funzioni interne. Cresce anche il dialogo con gli stakeholder, con il 90% delle imprese che avvia consultazioni periodiche e mappature dei portatori di interesse.
Sul fronte ambientale, le priorità sono la decarbonizzazione, l’efficienza energetica e la gestione dei rifiuti. In ambito sociale, i temi chiave restano parità di genere, inclusione e formazione continua. A livello di governance, spiccano trasparenza, etica e gestione del rischio.
L’obiettivo non è solo adempiere a un obbligo normativo, ma costruire fiducia e reputazione nel lungo periodo, in un contesto dove investitori, clienti e partner richiedono sempre più coerenza e impegno sui temi della sostenibilità.
La “pagella ESG” diventa quindi uno specchio dell’identità aziendale e uno strumento strategico per attrarre capitali, talenti e opportunità. E rappresenta un passo concreto verso un modello economico più responsabile e resiliente.
Entro il 2030, 122 aeroporti europei puntano a raggiungere la neutralità climatica, ben prima del target ufficiale fissato al 2050. È quanto emerge dai dati diffusi da Aci Europe, l’associazione dei gestori aeroportuali europei, nel corso della conferenza annuale ad Atene. Su un totale di 314 aeroporti aderenti alla risoluzione Net Zero 2050, l’adesione anticipata di oltre un terzo rappresenta un segnale forte di cambiamento.
Tra gli scali più ambiziosi spiccano quelli italiani: Roma Fiumicino, Venezia, Milano Malpensa e Napoli Capodichino, con quest’ultimo già accreditato al nuovo Livello 5, il più avanzato nell’ambito della certificazione di sostenibilità. Questo livello non solo certifica l’azzeramento delle emissioni dirette (Scope 1 e 2), ma impone anche obiettivi chiari sulle emissioni indirette (Scope 3). L’Italia si muove dunque in prima linea, con Bologna, Milano Linate, Roma Ciampino e Torino che si sono dati scadenze tra il 2030 e il 2040, mentre Bergamo e Perugia restano allineati sull’obiettivo 2050.
Le strategie di decarbonizzazione adottate dai gestori includono l’uso di energie rinnovabili, l’elettrificazione dei mezzi a terra, l’efficientamento energetico degli edifici e l’adozione di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF). Un esempio concreto è l’accordo tra Adr ed Eni a Fiumicino, mentre Malpensa sperimenta SAF per i voli cargo insieme a DHL.
Il caso di Venezia rappresenta un esempio virtuoso: lo scalo, incastonato nel fragile ecosistema lagunare, ha sviluppato un Master Plan al 2037 che punta su biodiversità, intermodalità, depurazione delle acque e produzione energetica da agrivoltaico. Tutti gli investimenti sono stati realizzati in autofinanziamento, evidenziando un’assenza di fondi del PNRR che, secondo i gestori, rappresenta un’occasione persa.
La sfida climatica nel settore aeroportuale è ormai avviata: l’Europa e l’Italia mostrano che sostenibilità e infrastrutture possono – e devono – andare di pari passo.
La sostenibilità entra nei bilanci. È ora disponibile il primo corso interamente dedicato ai crediti di carbonio rivolto a commercialisti, revisori contabili e consulenti d’impresa, grazie al finanziamento di Regione Lombardia e all’organizzazione di Eurast Srl. Un percorso formativo di 40 ore, pensato per fornire ai professionisti gli strumenti necessari a supportare le aziende clienti nella gestione strategica dei crediti volontari di carbonio (VCM). «Oggi le imprese chiedono ai loro commercialisti non solo competenze fiscali, ma anche una guida concreta per accedere alle opportunità della transizione ecologica», spiega l’ing. Luca Rastello, direttore tecnico di Eurast. «Chi saprà integrare i crediti di carbonio nei bilanci e nei processi di certificazione ambientale avrà un forte vantaggio competitivo». Una competenza chiave per certificare la sostenibilità… o monetizzarla. Il corso risponde a due scenari strategici che stanno diventando realtà: Le aziende che non raggiungono gli obiettivi di riduzione delle emissioni possono compensarle acquistando crediti di carbonio certificati. Le aziende sostenibili, invece, possono generare e cedere crediti volontari, trasformando il proprio impegno ambientale in un beneficio economico. In entrambi i casi, il commercialista gioca un ruolo cruciale nel: verificare l’impatto ambientale ed economico delle operazioni ESG; accompagnare le aziende nei processi di certificazione; integrare i crediti nel bilancio aziendale; ottimizzare fiscalmente le scelte sostenibili. Il programma. Dieci moduli da 4 ore, con docenze altamente qualificate, esercitazioni e case study reali. I temi affrontati includono: i mercati ETS e VCM, la tassonomia UE e il meccanismo CBAM, la progettazione certificata di progetti di riduzione emissioni, monitoraggio e verifica delle emissioni per garantire la trasparenza Scope 1, 2 e 3, il contesto normativo italiano e le opportunità per le imprese lombarde.
Il Bilancio di Sostenibilità del Gruppo VIVI è arrivato al suo quarto anno di vita. In questi quattro anni, ovvero da quando abbiamo scelto con convinzione di iniziare questo cammino, abbiamo consolidato il nostro impegno, affinato le nostre strategie e rafforzato il dialogo con i nostri stakeholder. Questo documento è il risultato di un lavoro collettivo, di cui sono orgoglioso. L’ascolto rimane sempre una delle prerogative del nostro Gruppo. Un ascolto che si manifesta nella condivisione di pensiero e nel ragionamento comune e che, anche in questa occasione, ha rappresentato la base per stilare il nuovo Bilancio di Sostenibilità. Grazie alle attività di stakeholder engagement, ci siamo confrontati con le persone di VIVI, i clienti, le comunità in cui operiamo e le associazioni che sosteniamo, per ricevere i loro feedback e conoscerne le aspirazioni future.
La dichiarazione di sostenibilità di Nokia per il 2024 è ora disponibile come parte del Rapporto Annuale Nokia.
In Nokia, la sostenibilità è al centro di tutto ciò che facciamo. Nel 2024, abbiamo compiuto progressi significativi:
Riduzione delle emissioni totali di gas serra del 28% rispetto al 2023 e del 36% rispetto al 2019
Raggiungimento dell'87% di utilizzo di energia elettrica rinnovabile nelle nostre strutture, con l'obiettivo di raggiungere il nostro obiettivo del 100% entro il 2025
Riduzione delle emissioni dei fornitori del 28% rispetto al 2023, in parte grazie al miglioramento dell'integrità dei dati
Stiamo inoltre promuovendo il cambiamento con:
606 audit dei fornitori e 420 raccomandazioni di miglioramento affrontate
39 milioni di nuovi abbonati alla fibra ottica e 349 milioni di abbonamenti alla banda larga mobile.
La sostenibilità è un valore importante per noi. Ci impegniamo a promuovere un approccio che bilancia la sostenibilità economica con quella sociale e ambientale. Il nostro motto è “Pazienti sani, in un mondo sano”.
Il bilancio di sostenibilità 2024 di McKinsey & Company evidenzia impegni significativi in termini di riduzione delle emissioni e investimenti in iniziative sociali e ambientali. L'azienda ha raggiunto il 100% di elettricità rinnovabile già nel 2023 e ha registrato una riduzione del 62% delle emissioni Scope 1 e 2 a livello assoluto nel 2024 rispetto al 2019. Inoltre, McKinsey ha superato il proprio obiettivo di riduzione del 35% delle emissioni da viaggi di lavoro per dipendente, raggiungendo una riduzione del 50% nel 2024.
A dicembre 2024 l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) ha pubblicato uno standard volontario di rendicontazione della sostenibilità per le PMI non quotate (Voluntary reporting standard for SMEs - VSME).
L’iniziativa, pensata per semplificare e standardizzare la comunicazione delle performance di sostenibilità delle micro-PMI non quotate, ha l’obiettivo di ridurre l’onere delle imprese, consentendo loro di raccogliere e comunicare i dati in modo più semplice ed efficiente, rispondendo così alle crescenti richieste di trasparenza da parte di stakeholder, come investitori, banche e grandi aziende.
Lo standard (al momento solo in lingua inglese) è scaricabile nella sezione Contenuti Correlati di questa news. Maggiori informazioni sono presenti sul sito di EFRAG.
Lo Standard VSME si articola in due moduli:
Modulo Base, che offre un set essenziale di informazioni di sostenibilità per le PMI che iniziano il loro percorso di rendicontazione;
Modulo Avanzato, che consente alle PMI di fornire informazioni più dettagliate sulle loro pratiche di sostenibilità.
Conterrà principi di informativa su:
Fattori ambientali: energia ed emissioni di gas a effetto serra, risorse idriche, economia circolare, inquinamento e biodiversità;
Fattori sociali: salute e sicurezza, pari opportunità, condizioni di lavoro, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
Fattori di governance: la struttura della governance e le responsabilità in relazione alle questioni di sostenibilità, la composizione degli organi di amministrazione, la lotta contro la corruzione, lo stakeholder engagement.
Micro, piccole e medie imprese lombarde, che presentino progetti in forma di aggregazione formata da almeno 5 imprese rappresentanti la/le filiera/e alla data di presentazione della domanda. All’aggregazione potranno aderire anche soggetti diversi dal PMI (es. Grandi imprese, Midcap associazioni di categoria, società consortili, centri di ricerca, università), ma in tale ipotesi i partecipanti diversi dalle PMI non potranno essere in alcun modo beneficiari di contributi, pertanto, le spese che dovessero eventualmente sostenere non saranno ritenute ammissibili al contributo, ma saranno comunque considerate parte del progetto proposto e tenute in considerazione in sede di valutazione dello stesso.
Le domande di partecipazione potranno essere presentate attraverso la piattaforma Bandi e servizi Online dalle ore 10.00 del 3 dicembre 2024, fino alle ore 16.00 del 3 aprile 2025 e saranno selezionate tramite una procedura valutativa a graduatoria, secondo i criteri di valutazione definiti nel bando stesso.
Con uno stanziamento da fondi PNRR da euro 320 milioni, è previsto a breve il bando per il “Sostegno per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI” che prevede contributi a fondo perduto per programmi di investimento delle pmi, finalizzati all’autoproduzione di energia elettrica ricavata da impianti solari fotovoltaici o mini eolici, per l’autoconsumo immediato e per sistemi di accumulo/stoccaggio dell’energia.
L'agevolazione, non soggetta ai vincoli del de minimis, avrà le percentuali a fondo perduto seguenti:
30% per le medie imprese;
40% per le micro e piccole imprese;
30% per l’eventuale componente aggiuntiva di stoccaggio di energia elettrica dell’investimento;
50% per la diagnosi energetica ex-ante necessaria alla pianificazione degli interventi previsti dal decreto.
Sono ammesse le spese, non inferiori a 30 mila euro e non superiori a 1 milione di euro relative ad una sola unità produttiva dell'impresa proponente, per:
l’acquisto, l’installazione e la messa in esercizio di beni materiali nuovi strumentali, in particolare impianti solari fotovoltaici o mini eolici, sostenuti a partire dalla data di presentazione della domanda di agevolazione;
apparecchiature e tecnologie digitali strettamente funzionali all’operatività degli impianti;
sistemi di stoccaggio dell’energia prodotta, purché la componente di stoccaggio assorba almeno il 75% della sua energia dall'impianto solare o mini eolico.
diagnosi energetica ex ante necessaria alla pianificazione degli interventi.
Gli interventi devono essere completati entro 18 mesi dalla data del provvedimento di concessione.
La procedura sarà valutativa a graduatoria, non potrà quindi essere un click day. Chi utilizzerà questo incentivo non potrà cumularlo con altri incentivi pubblici, salvo eccezioni.
Con un futuro provvedimento direttoriale atteso a breve, saranno stabiliti modalità e termini di presentazione delle domande di agevolazione e gli schemi per la presentazione delle stesse.
La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto l’obbligo di sottoscrivere una polizza assicurativa contro le catastrofi naturali entro la fine del 2024. A dicembre è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il rinvio al 31 marzo 2025 dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà, ma ad oggi manca ancora il Decreto Attuativo con le informazioni precise per le aziende e le compagnie assicurative. Quest'ultimo, che ha superato l'esame della Corte dei conti, sarà in inserito in Gazzetta Ufficiale entro la fine del mese di febbraio,per allineare i tempi entro i quali le compagnie assicurative devono essere pronte a sottoscrivere polizze catastrofali nel rispetto delle nuove regole.
Grazie all’assicurazione obbligatoria, le aziende dovrebbero essere supportate nella gestione dei danni derivanti da calamità naturali, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, spesso meno assicurate. Tale obbligo dovrebbe promuovere anche una cultura di responsabilità finanziaria, incoraggiando le imprese a dotarsi di adeguate polizze per proteggere i propri asset.
In questo modo, l’obbligo assicurativo rafforza la resilienza del tessuto produttivo, spingendo le aziende a migliorare le proprie strutture e a prepararsi per fronteggiare rischi crescenti come alluvioni, frane e terremoti, in linea con i cambiamenti climatici.
La normativa prevede che dell'obbligo si tenga conto nell'assegnazione di contributi pubblici, sovvenzioni e agevolazioni, sfavorendo o addirittura escludendo quindi chi non ha sottoscritto la polizza CAT NAT anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali.
Quanto vale davvero uno stipendio? Oggi, la retribuzione non è più solo una questione di cifre: rappresenta opportunità, qualità della vita e impatto sociale. Il modo in cui un’azienda remunera il personale racconta molto dei suoi valori, delle sue strategie e della sua visione del futuro.
Fino a pochi anni fa, i sistemi retributivi si basavano quasi esclusivamente sullo stipendio fisso e su bonus legati alla performance economica. Attualmente, invece, diverse imprese stanno adottando modelli che tengono conto di tre aspetti fondamentali. Il primo è la sostenibilità economica, perché una politica retributiva deve essere sostenibile nel lungo periodo, evitando eccessi che possano compromettere la stabilità aziendale. Il secondo è la sostenibilità sociale, che significa garantire equità, inclusione e benessere per il personale. Il terzo è la sostenibilità ambientale, che spinge le aziende a ripensare i processi produttivi e le strategie operative per ridurre consumi ed emissioni.
In considerazione di tali aspetti, le imprese hanno iniziato a sperimentare nuovi modelli retributivi capaci di coniugare crescita aziendale e responsabilità sociale. Alcune, in particolare, hanno legato una parte dei bonus all'adozione di processi produttivi a minor impatto ambientale, come l'uso di fonti energetiche rinnovabili. Altre hanno introdotto benefit legati alla mobilità sostenibile, con contributi per chi utilizza mezzi pubblici o auto elettriche. Altre, ancora, hanno potenziato il welfare aziendale, che integra benefit non monetari come supporto alla genitorialità, percorsi di formazione e programmi di benessere psicofisico. Tali benefit sono apprezzati dai lavoratori e possono contribuire a ridurre il turnover e aumentare il senso di appartenenza all’azienda.
Un sistema retributivo sostenibile, per funzionare, deve essere misurabile. Gli indicatori classici di performance economica restano fondamentali, ma devono essere affiancati da strumenti in grado di valutare gli impatti qualitativi. Le strategie più efficaci prevedono l’adozione di indicatori ambientali, sociali e di benessere aziendale. In particolare, in ambito ambientale, vengono monitorati parametri come la riduzione delle emissioni di CO₂ e l’incremento dell’uso di materiali riciclati. Sul fronte sociale, si guarda alla riduzione del gender pay gap e all’aumento delle opportunità di carriera per i dipendenti. Il benessere aziendale viene spesso misurato attraverso survey interne e analisi dei tassi di engagement, per capire quanto i lavoratori si sentano valorizzati e motivati.
Guardando al futuro, le imprese che sapranno integrare criteri di sostenibilità economica, sociale e ambientale nei sistemi retributivi potranno rafforzare la propria competitività e attrattività sul mercato del lavoro. Un approccio sostenibile alla remunerazione è un’opportunità per migliorare l’efficienza, valorizzare le risorse interne e rispondere alle nuove aspettative del mercato. Un modello che, se ben calibrato, può generare valore per l’azienda e per il contesto in cui opera.
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