MILANO 11/08/2026
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MILANO 11/08/2026

Una riflessione sul rapporto tra innovazione tecnologica e dimensione umana, partendo dal libro "Il futuro non è un algoritmo. Viaggio tra tecnologia, crisi e desiderio di senso" di Fabio De Felice e Roberto Race.Al centro del dibattito il ruolo delle tecnologie emergenti, dell'intelligenza artificiale e della trasformazione digitale in una società sempre più complessa, nella quale la capacità di interpretare il cambiamento rimane una prerogativa delle persone.
Tecnologia e umanità: un equilibrio da ridefinire
Il titolo del libro racchiude già la tesi di fondo del confronto: per quanto sofisticati possano diventare gli algoritmi, il futuro non può essere ridotto a un calcolo, perché resta legato a scelte di senso, valori e responsabilità che solo l'essere umano è in grado di esprimere. Una prospettiva che invita a guardare all'innovazione non come a una forza che si impone dall'esterno, ma come a uno strumento che va governato con consapevolezza critica.
Un dialogo tra autori, imprese, sanità e scienza
Insieme agli autori Fabio De Felice e Roberto Race, hanno preso parte al dibattito:
• Agostino Santoni, Vicepresidente Assolombarda con delega a Education, Università e Ricerca
• Elena Spigarolo, Direttore Comunicazione di ab medica
• Massimo Temporelli, fisico e divulgatore scientifico
L'incontro è stato moderato dal giornalista Giampaolo Colletti.
Prospettive diverse su una stessa sfida
La composizione dei relatori ha permesso di affrontare il tema da angolazioni complementari: quella della formazione e della ricerca, chiamate a preparare le nuove generazioni a un mercato del lavoro in rapida trasformazione; quella del settore sanitario e tecnologico, dove innovazione digitale e intelligenza artificiale stanno già ridisegnando processi e servizi; e quella della divulgazione scientifica, capace di rendere accessibili al grande pubblico dinamiche complesse come quelle legate allo sviluppo dell'IA.
Dal confronto è emersa una convinzione condivisa: la trasformazione digitale in corso non va vissuta passivamente, ma affrontata con strumenti culturali adeguati, capaci di orientare le scelte individuali e collettive. Le crisi che accompagnano l'innovazione, tanto quelle economiche quanto quelle esistenziali, richiedono infatti una risposta che non può essere demandata alla sola tecnologia, ma che chiama in causa la capacità delle persone di dare senso al cambiamento.
Un invito a governare, non subire, l'innovazione
L'incontro ha così offerto una lettura d'insieme di come il progresso tecnologico, per quanto rapido e pervasivo, non possa sostituire la riflessione critica e il desiderio di senso che da sempre orientano l'agire umano. Un messaggio che assume particolare rilevanza in un momento storico in cui l'intelligenza artificiale sta ridefinendo equilibri economici, sociali e culturali, e in cui la vera sfida per imprese e istituzioni è saper coniugare innovazione tecnologica e centralità della persona.