Con la Legge di Bilancio 2026 l’Italia ha reintrodotto l’iperammortamento come leva fiscale per rilanciare gli investimenti in beni strumentali e, più in generale, la traiettoria “Transizione” delle imprese: una maxi-deduzione (a scaglioni) legata all’acquisto di beni nuovi destinati all’innovazione produttiva. L’obiettivo dichiarato è riattivare la spesa in macchinari e tecnologie, ma la partita – a fine febbraio – resta condizionata da regole attuative e da un nodo politico-industriale: il vincolo “Made in Europe”.
Il punto critico: decreto attuativo e vincolo “Made in Europe”
Dal Forum in Masseria (winter edition, Terme di Saturnia) il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato che i decreti attuativi sono di fatto pronti, ma “congelati” finché il MEF non definirà una disposizione correttiva che consenta di utilizzare i macchinari oltre il vincolo del “Made in Europe”, introdotto in sede parlamentare e contestato da molte imprese. Solo dopo quella modifica – ha aggiunto – si potrà sbloccare il decreto attuativo già trasmesso al MEF.
Sul fronte governativo, nelle ultime settimane è circolata anche l’ipotesi di un intervento per rimuovere o ricalibrare quel paletto: un segnale che il tema è diventato centrale perché incide direttamente sulla platea dei beni agevolabili e quindi sull’efficacia della misura.
Le pressioni della filiera: Federmacchine chiede certezze (e tutela industriale)
Federmacchine – che rappresenta l’industria italiana dei beni strumentali – ha alzato il livello di attenzione chiedendo rapidità e certezza sulle regole, perché l’incertezza frena gli ordini e rinvia gli investimenti. Nello stesso tempo, la federazione ha difeso la clausola “Made in UE” come strumento di tutela della competitività europea e del manifatturiero nazionale: se l’agevolazione si estendesse ai beni extra-UE, sostiene Federmacchine, bisognerebbe almeno garantire parità di condizioni (standard, certificazioni, controlli) per evitare concorrenza asimmetrica.
Cosa significa per le imprese (e perché conta anche per l’economia reale)
In termini pratici, l’iperammortamento è una misura “pro-investimenti”: riduce l’imponibile aumentando la deduzione fiscale legata al costo del bene. Se però l’accesso resta incerto (tempi, procedure, perimetro dei beni), molte aziende – soprattutto PMI – possono scegliere di rimandare piani di sostituzione macchinari, automazione e digitalizzazione. E qui l’effetto diventa macro: meno investimenti oggi significa produttività più lenta domani, con impatti su filiere (meccanica, impiantistica, componentistica) e occupazione qualificata.
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