Dopo la sentenza della Corte Suprema che ha bocciato la base legale dei precedenti “dazi globali” imposti via poteri d’emergenza, l’amministrazione Trump ha fatto ripartire la sua strategia commerciale introducendo un dazio “universale” del 10% sulle importazioni, con la possibilità (più volte evocata) di portarlo al 15% e con una durata indicata fino a 150 giorni, verso una possibile scadenza il 24 luglio.

Cosa sta facendo l’Europa

A Bruxelles prevale la cautela: la Commissione e il commissario al Commercio Maroš Šefčovič mantengono contatti quotidiani con Washington e, parallelamente, l’Europarlamento ha congelato/ritardato la ratifica di parti dell’intesa UE-USA raggiunta l’estate scorsa, proprio perché teme che il nuovo schema tariffario possa oltrepassare i limiti concordati su alcuni prodotti.

Resta inoltre aperto il dossier dei dazi settoriali: in particolare, il 50% su acciaio e alluminio (e su diversi prodotti “a valle” che li incorporano) continua a pesare sulle filiere manifatturiere europee e alimenta l’incertezza.

Ricadute per l’Italia: imprese, export e lavoro

Per l’Italia il tema è sensibile perché gli USA sono il primo mercato extra-UE: Confindustria ricorda che nel 2024 l’export italiano verso gli Stati Uniti valeva ~65 miliardi.

I settori più esposti includono bevande, farmaceutica, autoveicoli/mezzi di trasporto e meccanica. Emanuele Orsini (Confindustria) ha messo in guardia su un possibile impatto molto rilevante su prezzi e volumi, stimando rischi su export e occupazione se l’inasprimento diventasse strutturale.

Effetti su cittadini e import

Nel breve periodo, i dazi si traducono in prezzi più alti sul mercato USA (con margini compressi per gli esportatori italiani) e in una maggiore volatilità di ordini e scorte. A cascata, la minore prevedibilità può frenare investimenti e occupazione nelle filiere export-oriented. Sul lato import UE/Italia, l’impatto diretto dipende da eventuali contromisure europee: per ora la linea è tenere aperto il canale negoziale, evitando una spirale di ritorsioni mentre si cerca “chiarezza” normativa e politica da Washington.