LaVerdi, un’orchestra 4.0

Tecnologia e innovazione al servizio della cultura con Assolombarda, Bicocca e Politecnico al fianco dei Professori d’orchestra per riportare la musica dal vivo in sicurezza.

a cura di Rosella Redaelli

28 ottobre 2020

Il cielo di Lombardia è terso e a 160 metri d’altezza, dal terrazzo di Palazzo Lombardia, risuonano le note di Nicolò Manachino, primo flauto dell’Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Il 23 giugno è una data che Ambra Redaelli, presidente da un anno della Fondazione ricorda bene.

“Abbiamo portato la musica sulle terrazze di Milano -dice- il concerto a Palazzo Lombardia lo ricordo con particolare emozione. Lo sguardo che spazia da Milano alle montagne e la musica che pare abbracciare l’intera regione, la più colpita dalla pandemia”.

L’ultimo DPCM prevede la chiusura di cinema e teatri, cosa ne pensa e quali sono le conseguenze de laVerdi?

È sempre triste dover spegnere le luci del nostro Auditorium, ed ancor più in un clima sanitario così preoccupante come quello della nostra città, che la pandemia sta colpendo in modo particolarmente crudele. Sapremo stare vicini al nostro pubblico e cercheremo di prepararci rafforzando ancor più le misure di sicurezza per il nostro pubblico e per i lavoratori, contando che le istituzioni facciano altrettanto. 

Cosa ha significato il lockdown per una grande orchestra sinfonica?

Chiudere l’Auditorium a marzo è stato mostruoso. Dopo i casi di Codogno ci siamo mossi molto rapidamente, ma all’inizio tutti avevamo sottovalutato il problema. Pensavamo ad una chiusura di un paio di settimane, la pandemia ci ha colto impreparati. Fino all’8 marzo siamo riusciti a trovarci in Auditorium almeno per registrare, l’obiettivo era tenere alto il morale. Nel lockdown abbiamo scoperto la forza dello streaming, un modo per tenere un filo diretto con il nostro pubblico e agganciare un pubblico più giovane. I Professori d'Orchestra non hanno suonato insieme sulle piattaforme perché vedersi sulle finestrelle di un computer non garantisce la qualità, per fare musica ci si deve trovare e vedere.

Nei momenti più bui cosa avete fatto?

Quando nelle nostre città il silenzio era rotto solo dal suono delle ambulanze ci siamo fermati. Ho chiesto di telefonare a casa ai nostri soci, ai nostri abbonati storici. Abbiamo scoperto così che qualcuno era stato colpito personalmente, altri hanno avuto piacere di sentire una voce amica.

laVerdi, un’orchestra 4.0 - Immagine © Studio Hänninen
Poi la fase 2 e la ripartenza…

Quando sono entrata la prima volta in Auditorium dopo quattro mesi mi sono emozionata. L’ho trovato invaso dai piumini dei pioppi. Era arrivata la primavera e anche il momento di fare pulizia, dare un segnale di presenza con un cartello all’ingresso. Ci siamo inventati l’hashtag “Milano risuona” per dire che c’eravamo, eravamo tornati. I Professori d'Orchestra hanno ripreso le prove per poi debuttare in piccoli gruppi sui tetti di Milano, dal Duomo all’istituto dei tumori, in attesa della riapertura della sala.

Quale lavoro dietro la riapertura di un teatro?

Molte riunioni con esperti, tra cui anche il Covid manager di Intesa Sanpaolo che è proprietaria dell’Auditorium e ci è stata al fianco con lo spirito mecenate che la contraddistingue. Abbiamo studiato gli accessi, i protocolli, i flussi. Dei 1253 posti in sala ne possiamo occupare al massimo 370, mentre il nostro organico orchestrale è stato diviso in due gruppi. Abbiamo creato due orchestre che si alternano: chi fa la sinfonica e chi è impegnato in altri eventi. Se ci imponessero misure più rigide potremmo arrivare al “contatto zero” tra l’orchestra A e l’orchestra B.
Abbiamo inoltre studiato le migliori mascherine per il pubblico, eliminato il bar, aumentato lo spazio del foyer, studiato armadietti con doppio scomparto per dividere gli abiti di scena da ciò che arriva da casa.

laVerdi, un’orchestra 4.0 - Immagine © Studio Hänninen
La vera rivoluzione è però l’orchestra 4.0

Quello per la verità era un mio pallino già un anno fa quando sono arrivata alla Fondazione laVerdi. Sono un’imprenditrice, sono stata membro della taskforce Impresa 4.0 di Assolombarda, ho sempre avuto grande fiducia nella tecnologia e nell’innovazione, le considero alleate e non avversarie anche nell’ambito della musica colta.

Il digitale al servizio della musica quali novità ha introdotto?

Già da quest’estate con la Beethoven Summer abbiamo modificato il modo di fruire del programma di sala: niente più carta, ma ogni spettatore, scansionando un QRcode presente nel Foyer può scaricare una guida all’ascolto in formato pdf. Uno strumento che, oltre a rappresentare un beneficio per l’ambiente, consente di eliminare una potenziale circolazione di batteri. Anche l’orchestra si doterà di leggii elettronici che eliminano la carta sul palco e anche le mollette da bucato con cui ci si esibiva ancora nei concerti all’aperto. Abbiamo sviluppato un software per l’attribuzione dei posti all’interno della sala che permette ai congiunti di sedere vicini garantendo le distanze di sicurezza con il resto del pubblico. In questo modo possiamo accogliere 220 spettatori singoli, ma fino a 370 se ci sono dei congiunti. A gennaio contiamo di avere degli scanner all’ingresso che oltre alla misurazione della temperatura potranno svolgere un servizio di biglietteria fornendo informazioni sul posto in sala.

laVerdi, un’orchestra 4.0 - Immagine © Studio Hänninen
Chi vi ha aiutato in questa rivoluzione 4.0?

Ci siamo affiancati ad Assolombarda e quindi al grande bacino delle sue aziende e grazie all’Associazione siamo entrati in contatto con due grandi istituzioni della ricerca milanese: Università Bicocca e Politecnico. Con loro stiamo studiando due importanti progetti per tornare ad eseguire il repertorio del XX secolo che è la cifra stilistica dell’orchestra, ma che richiede l'impiego di un organico orchestrale di notevoli dimensioni. Mi sento un po’ la paladina dei fiati e sto cercando soluzioni per averne il maggior numero possibile.

Di che progetti si tratta?

Con il Politecnico abbiamo cominciato a studiare il concetto di camera bianca, mutuandolo dal mondo della ricerca industriale e scientifica. Si tratta di un ambiente la cui caratteristica principale è la presenza di aria molto pura, a bassissimo contenuto di microparticelle di polvere in sospensione. Attraverso un flusso laminare di aria filtrata che dal soffitto scende verso il pavimento, l’aria viene costantemente purificata.

Con Bicocca invece stiamo studiando delle barriere capaci di prevenire il droplet. Devono essere di un materiale leggero, trasparente perché è importante che i musicisti si vedano tra loro, siano visti dal direttore d’orchestra e dal pubblico. Un materiale anche lavabile, leggero, trasportabile e in grado di non ostacolare il suono. L’ipotesi plexiglass è già stata scartata proprio perché ostacola il passaggio del suono.

laVerdi, un’orchestra 4.0 - Immagine © Studio Hänninen
Condividete queste ricerche con altre orchestre?

Sono convinta che solo uniti potremo affrontare una nuova normalità. Abbiamo fatto nostro il concetto di open innovation in cui la Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico Giuseppe Verdi si pone al centro di un sistema che desidera dialogare e far dialogare tra loro realtà diverse. L’esigenza di fare musica e di beneficiarne è trasversale, non è prerogativa dell’Orchestra Verdi. Per questo la Fondazione ha messo a disposizione delle altre orchestre e degli altri teatri (tra cui il Teatro alla Scala) tutti quegli elementi che possono aiutare a fare musica dal vivo. Ci sono orchestre che mi chiamano per sapere le novità.

Si dice che dalle grandi crisi possano nascere grandi ripartenze. È d’accordo?

Sono convinta che in un momento diverso avremmo fatto molta fatica a far accettare la scomparsa del programma di sala o della carta sul palco e la pandemia ha accelerato un processo invece inevitabile.

L’innovazione esalta la grande tradizione, non la compromette. Il mondo corre e la grande musica deve essere in grado di cogliere le opportunità che il mondo digitale sa offrire. Nel disastro della pandemia un grande risultato lo abbiamo raggiunto: abbiamo creato playlist su Spotify per le attese in coda al supermercato, per le ore passate in smart working, per i ragazzi impegnati nello studio a casa, e molte altre, ottenendo un eccellente riscontro da parte degli utenti, incrementati di più del 30% in un mese (aprile 2020). Ora quegli stessi giovani, tra i 22 e i 35 anni, hanno scoperto la musica sinfonica ed erano stati i primi a correre in Auditorium alla riapertura.

 
 
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